La comunicazione della scienza cerca credibilità accademica

Da circa due anni c’è un profluvio di libri di testo su argomenti che di volta in volta vengono denominati “comunicazione della scienza”, “coinvogimento pubblico”, rapporto tra “scienza e mass-media” o tra “scienza e società”.
Nel 2008 è uscito l’Handbook of Public Communication of Science and Technology curato da Massimiano Bucchi e Brian Trench.
Nel 2009 sono stati pubblicati due volumi curati da Holliman et al. Il primo dedicato alla ricerca, mentre il secondo alla pratica in comunicazione della scienza.
Siamo in attesa dell Encyclopedia of Science Communication da parte di Sage e intanto c’è già un’altra pubblicazione che si propone come guida introduttiva per la formazione in comunicazione della scienza.
Si tratta di Communicating Science: New Agendas in Science Communication curato da LeeAnn Kahlor and Patricia A. Stout, New York, Routledge, 2010.
E’ bene notare che non si tratta di manuali per imparare tecniche e pratiche della comunicazione della scienza. Di quelli ne escono in continuazione.
Qui il tentativo è più ambizioso. Si vuole mostrare che la comunicazione della scienza è una disciplina accademica vera e credibile. I temi trattati, non a caso, sono volutamente ampi. Un obiettivo comune a tutti i testi è mostrare la vastità di ricerche che ricadono sotto la parola ombrello “comunicazione della scienza”.
Nonostante si insista molto sul fatto che i contributi alla ricerca nel settore provengano dalle discipline più disparate, alla fine prevale ancora molto la sociologia.
Da un punto di vista accademico la comunicazione della scienza è alla ricerca di un corpus di conoscenza condiviso e di uno specifico disciplinare. Questi testi, con qualche fatica e ridonadanza, vanno in questa direzione.

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