Occhi indiscreti sul neutrino?

Fernando Ferroni

Il presidente dell’Infn, Fernando Ferroni, si è interrogato ieri, sulle pagine del Domenicale del Sole 24 Ore, sul rapporto contemporaneo tra scienza e media, con un articolo dal titolo “Occhi indiscreti sul neutrino”.
Le sue riflessioni nascono dalla ormai nota vicenda dei neutrini superluminali. Ferroni esprime il disagio della comunità dei fisici per il contesto in cui sono stati comunicati e discussi i risultati dell’esperimento Opera. Nel caso dei neutrini “più veloci della luce”, scrive il presidente dell’Infn, il processo scientifico esperimento-risultati-verifica-errore (eventuale) è avvenuto per la prima volta sotto i riflettori dell’opinione pubblica e dei media mondiali, invece che al riparo da occhi indiscreti all’interno dei laboratori. La vicenda ha mostrato la difficoltà di sincronizzare i tempi dei media con i tempi della scienza, prosegue Ferroni, che conclude: “Certo, ora c’è una consapevolezza nuova, ma quali strumenti dovremo adottare?”.
Ben venga questa domanda. È un segno salutare che la comunità degli scienziati, nelle sue più alte cariche istituzionali, si mostri disponibile a considerare la comunicazione della scienza una condizione di lavoro e non un ostacolo.
Il caso dei neutrini di Opera richiede però qualche precisazione aggiuntiva.
Non credo, prima di tutto, che sia la prima volta in cui l’annuncio di risultati scientifici controversi avvenga pubblicamente. Ferroni cita un altro esperimento sui neutrini, Minos, come unico altro precedente. Senza voler andare troppo indietro nel tempo, e limitandosi alla fisica delle particelle, basti pensare alla comunicazione sul bosone di Higgs per avere un esempio illustre dei nostri giorni. Ma questo è un aspetto in fondo trascurabile e su cui si può discutere.
La cosa più importante è un’altra: non credo che il cortocircuito comunicativo sui neutrini sia stato generato esclusivamente da uno sfasamento tra i tempi dei media e i tempi della ricerca. Se uno ripercorre la storia mediatica della vicenda si accorge che spesso l’iniziativa nei confronti dei mezzi d’informazione è partita dagli scienziati stessi. È pertanto quantomeno limitativo trattare la questione in termini di inopportunità o indiscrezione da parte dei giornalisti.
La mia impressione è che sempre più parti del mondo della ricerca, soprattutto negli esperimenti di big science, abbiano perfettamente chiaro che i media sono la prosecuzione delle controversie scientifiche con altri mezzi. Non so se questo sia un bene per la scienza, ma è un’ulteriore consapevolezza che andrebbe aggiunta a quella di cui parla Ferroni.

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3 Commenti a “Occhi indiscreti sul neutrino?”

  1. giuseppina pulcrano il 12 marzo 2012 alle ore 16:23 scrive:

    la consapevolezza di Nico Pitrelli è chiara e condivisibile. gli scienziati hanno spostato sui media le loro controversie. quella di Ferroni invece rimane ancora oscura. il buon uso, inteso come saggio e prudente, della propria consapevolezza/conoscenza aiuterebbe tutti e non solo sulle tematiche della big science.
    sarebbe davvero interessante fare un’indagine statistica fra il ” popolo di non addetti” per capire se la medializzazione ha aumentato il loro livello di informazione sulle tematiche dibattute. si potrebbe scoprire che è servito solo agli scienziati e a pochi eletti.

  2. Antonio il 12 marzo 2012 alle ore 19:22 scrive:

    Devo dire di essere d’accordo con l’autore sul fatto che è la scienza che, da un po’ di tempo, sta adottando modelli comunicativi tipici di altri settori. La cura della cosiddetta *immagine* diventa prioritaria, anche a scapito del rigore della analisi scientifica.
    Io lavoro nel campo della ricerca e ho notato tale tendenza da anni. Anche la ricerca scientifica, da buona ultima, è entrata nella società dell’immagine.
    Nel caso dei neutrini poi la cura della immagine si è trasformata in un disastro dando appunto l’immagine di un modo di fare approssimativo. Non si annuncia un risultato del genere dicendo di avere fatto i controlli e le misure piu’ sofisticate, senza avere fatto i controlli più banali.

  3. Barbara Gallavotti il 13 marzo 2012 alle ore 11:58 scrive:

    Anch’io non condivido la tesi di una supposta “indiscrezione” da parte dei giornalisti. E’ chiaro che se un gruppo di scienziati annuncia al Cern una notizia che può cambiare la visione dell’universo, poi la stampa ne parla. Perché i giornalisti specializzati come è ovvio seguono le discussioni fra scienziati, perché da tempo sapevamo tutti che sarebbe uscito questo annuncio e attendevamo di scriverne (da ben prima che Il Giornale ci anticipasse) e per molti altri ovvi motivi. Fra l’altro, tutti i gionali ne hanno scritto molto correttamente, riportando le riserve dei ricercatori. E allora? Concordo con Antonio, se sarà confermato (come sembra scontato) che il dato è stato prodotto da uno strumento mal funzionante, viene da chiedersi: perchè prima di annunciare il risultato non sono stati fatti ossessivamente tutti i controlli interni? Se il mio orologio segna le 12 quando tutti quelli altrui segnano l’una, prima di pensare di vivere in una bolla anomala di spazio tempio io controllo le pile …

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