La scienza della comunicazione della scienza

“La scienza della comunicazione della scienza sarà essenziale nell’aiutarci a realizzare sforzi nuovi e più efficaci per interagire in modo produttivo nell’interfaccia tra scienza e società”. L’affermazione è di Alan Leshner, direttore generale dell’American Association for the Advancement of Science. In un editoriale pubblicato sull’ultimo numero di Science, di cui Leshner è editore esecutivo, lo scienziato americano fa un ragionamento su cui non posso che essere d’accordo.
Qui alla Sissa di Trieste abbiamo messo su da diversi anni un gruppo di ricerca e di riflessione sulla comunicazione della scienza. Non siamo riusciti fino a questo momento a strutturarlo secondo le prescrizioni dell’accademia italiana ma rimaniamo attivi nello stimolare incontri, pubblicazioni, studi. Non senza fatica. Non si contano le volte che ho incontrato lo scetticismo di studiosi e professionisti. La ricerca sulla comunicazione della scienza? Fuffa, mi hanno detto in confidenza “cari” amici del settore.
Leshner la pensa diversamente. E non si tratta di un parere qualsiasi. Sia perché è l’opinione del direttore generale della più grande associazione di scienziati al mondo, sia perché non arriva a caso. Leshner ha studiato il problema, si è confrontato con gli esperti di scienze sociali e del comportamento, ha partecipato a conferenze sul tema.
Nel suo editoriale riporta tre acquisizioni importanti della ricerca contemporanea sulla comunicazione della scienza:
-le visioni ideologiche e personali hanno un influenza maggiore della comprensione dei fatti;
-l’aumento della conoscenza su un tema scientifico non sposta necessariamente le posizioni in gioco;
-perché ci sia un effetto significativo negli orientamenti pubblici è determinante la cornice nella quale un problema scientifico è inquadrato.
Se avete voglia di capire meglio le argomentazioni di Leshner vi rimando alla lettura completa del suo editoriale. A me importa sottolineare che i risultati ricavati da attività di ricerca strutturata costituiscono informazioni fondamentali per l’ideazione, la progettazione e la realizzazione di attività di comunicazione che siano efficaci anche, e soprattutto, per chi ha a cuore il ruolo della scienza nella società, in primis gli scienziati. Senza ricerca non si può che reinventare la ruota.
Non so se c’è mai stato un tempo in cui ci si poteva permettere di trascurare il problema. So che oggi quel tempo è finito. Non si può pensare di affrontare questioni epocali come i cambiamenti climatici, gli organismi geneticamente modificati o le problematiche energetiche con il kit del buon comunicatore che apre la sua cassetta degli attrezzi e risolve i problemi come un idraulico che viene a riparare il tubo dell’acqua rotto.
I comunicatori della scienza, soprattutto in questo momento storico, non possono scindere la loro componente artigianale dalla riflessione sul proprio lavoro confrontandosi e stimolando la (scarsa) ricerca nel settore.
Non vi nascondo che l’editoriale di Leshner è un balsamo per chi come noi crede da anni nel fatto che, soprattutto in ambiente scientifico, debba maturare il rispetto nei confronti della ricerca in comunicazione della scienza e la consapevolezza della sua utilità. C’è bisogno di scienza nella comunicazione della scienza. Lo scrive Leshner e per quel che vale lo penso fortemente anche io.

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