Recensione – Introduzione ai media digitali

Il libro di Adam Arvidsson e Alessandro Delfanti chiarisce perché le scienze sociali si devono interessare sempre di più ai media digitali. Fatto scontato per gli addetti ai lavori. Non tanto, forse, per chi pratica rete e dispositivi digitali anche intensamente, ma non ha gli strumenti, la voglia e il tempo per averne un quadro d’insieme.
Un primo merito di questo libro è senza dubbio quello di ordinare le idee rispetto al digitale sul piano storico, politico, economico, tecnologico. Arvidsson e Delfanti stemperano efficacemente l’eccesso di nuovismo con cui ancora troppo spesso si interpreta il fenomeno di Internet, riportando molte delle cosiddette rivoluzioni della rete, che pure non mancano, nell’alveo di categorie sociologiche note. L’effetto è una rassicurante riduzione della distanza fra online e offline, soprattutto sul piano dell’analisi.
Il volume si articola in sei capitoli densi, chiari e completi, di facile accesso anche per chi si avvicina per la prima volta alla ricerca sociologica sui media digitali. Da questo punto di vista l’utilizzo del termine “Introduzione” nel titolo è molto appropriato. Argomenti frequentemente discussi dall’opinione pubblica, più o meno a sproposito, come ad esempio la cooperazione sociale online, l’identità in rete e l’economia dei media digitali, trovano una sistematizzazione efficace, sostenuta da uno sguardo laico basato su dati e ricerche. Se la chiarezza espositiva e lo stile scorrevole costituiscono un secondo motivo per leggere il libro dei due sociologi dell’Università di Milano, una terza ragione va ricercata nell’immagine complessiva del mondo digitale restituita dal volume.
Pochi giorni fa, Mario Tedeschini Lalli ha scritto un bel post sul fatto che il digitale è una cultura e non una tecnica. Il libro di Arvidsson e Delfanti aggiunge, fra le altre cose, un tassello importante in questa direzione.
Infine, Alessandro è un mio amico e non può che farmi piacere consigliare un suo libro. Allo stesso tempo mi sembra doveroso dichiarare ai lettori di questo post il mio conflitto d’interesse.

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