nessun pericolo dal bosone*

pg 99 set 2014 Se l’icona vivente della scienza contemporanea si pronuncia sull’apocalisse è impossibile non dargli ascolto. Ma più di improbabili scenari catastrofisti, le recenti affermazioni di Stephen Hawking sulla possibile distruzione dell’universo a causa del potenziale di Higgs ripropongono la portata ciclopica del grande sogno dei fisici teorici: quello di una teoria finale, di un’unica spiegazione per tutte le proprietà del mondo.

Il cosmologo e astrofisico britannico, già titolare della cattedra lucasiana di matematica all’Università di Cambridge che fu di Isaac Newton, non ha mai avuto un rapporto facile con il bosone di Higgs. Nel 2000 Hawking aveva scommesso 100 dollari col collega Gordon Kane che i fisici non sarebbero mai stati in grado di trovarlo. Perse la scommessa nel 2012, quando dal Cern di Ginevra annunciarono che la caccia era finita: dopo circa cinquant’anni dagli studi teorici di Peter Higgs, gli esperimenti condotti con l’acceleratore Large Hadron Collider rivelavano l’esistenza della particella. Hawking non si perse d’animo e, a fronte di un’esultanza planetaria, affermò che la scoperta rendeva la fisica meno interessante. Non pago delle critiche, qualche settimana fa lo scienziato famoso per i suoi studi sui buchi neri ha affermato che la “particella di Dio”, espressione definita dagli addetti ai lavori una detestabile invenzione giornalistica, potrebbe addirittura essere la protagonista di uno scenario da Armageddon.

Non è un dettaglio che Hawking abbia recitato il ruolo della cassandra nella prefazione del libro Starmus: 50 years of man in space. Se il dubbio della trovata di marketing è lecito, rimane il fatto che l’allarme del fisico britannico ha riacceso i riflettori mediatici internazionali, e la discussione tra gli studiosi, sulla natura e sul futuro della fisica delle particelle.

A dire il vero, gli accadimenti preconizzati da Hawking non costituiscono una gran novità per gli esperti e, soprattutto, sono estremamente improbabili. Per capire perché bisogna considerare che la misura attuale della massa del bosone di Higgs avrebbe svelato il cosiddetto stato di “metastabilità” in cui si trova l’universo, una condizione che, se pur in linea del tutto teorica, potrebbe essere modificata con un apporto di energia o per effetti quantistici, con conseguenze devastanti. Le energie necessarie per la catastrofica transizione sono però assolutamente al di fuori della portata di qualunque acceleratore di particelle realizzabile da esseri umani. Inoltre, anche se si considerano decadimenti quantistici, tale processo potrebbe richiedere tempi inconcepibili per la nostra esperienza, come 10 elevato a 100 anni, o non accadere mai. Altre misure e nuovi calcoli potrebbero infine rivelare che l’universo è più stabile di quanto si pensi.

Più interessante di ipotesi fantascientifiche, la provocazione di Hawking rivela che il futuro della fisica delle particelle passa per la costruzione di acceleratori sempre più potenti a energie sempre più elevate. Forse Hawking non è d’accordo con quest’approccio e manifesta il suo dissenso con iperboli catastrofiste. Non lo sappiamo, ma di certo le maggiori energie a cui si vuole arrivare servono ad affrontare i problemi ancora aperti nella ricerca di un disegno profondo e unitario della natura, non a distruggere l’universo.

*Il testo di quest’articolo è stato pubblicato su Pagina99we del 27 settembre 2014. Lo riporto sul mio blog per loro gentile concessione.

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