da Blade Runner a Jurassic Park la fantascienza diventa scienza*

pagina99-seconda-2015 Se avete visto The Martian, l’ultimo film di Ridley Scott, vi sarete forse chiesti, ad esempio, quanto sia realistico che Mark Watney, il marziano impersonato da Matt Demon, possa esporsi alle radiazioni solari o ai raggi cosmici senza conseguenze. Sono domande forse un po’ da nerd ma che ricorrono spesso nei film di science fiction. L’obiettivo fondamentale è capire quanta scienza ci sia nella fantascienza. Si tratta di un approccio così assodato che quasi sempre si trascura la possibilità opposta: l’impatto della fantascienza sulla ricerca scientifica. A porre parziale rimedio alla questione ci ha pensato di recente una start-up britannica, specializzata in strumenti avanzati di filtraggio della letteratura scientifica, attraverso un’analisi di big data. Secondo Sparrho, così si chiama l’azienda fondata da due ex-ricercatori, i robot di Star Wars e i dinosauri geneticamente modificati di Jurassic Park non sono entrati solo nel nostro immaginario, ma anche nei laboratori.

L’idea di identificare film di fantascienza rilevanti nella ricerca scientifica è venuta al giornalista americano Jeremy Hsu. Come racconta egli stesso in un articolo pubblicato qualche settimana fa sulla versione online del magazine Discover, Hsu è riuscito a convincere il team di Sparrho a mettere mano a un database della British Library contenente paper scientifici dal 1890 al 2010.

Prima di quest’iniziativa erano già stati condotti indagini simili, ma di natura più qualitativa. Qualche mese fa, ad esempio, la rivista Popular Mechanics aveva realizzato un sondaggio informale che decretò 2001: Odissea nello spazio come il film di fantascienza più apprezzato dagli scienziati. Risale al 2004 un lavoro analogo promosso dal quotidiano britannico The Guardian, che invece sancì il primo posto per Blade Runner nella classifica di gradimento dei ricercatori.

Rispetto a questi tentativi, il salto di qualità dell’analisi di Sparrho è stato da una parte attingere all’archivio della biblioteca di ricerca più importante al mondo. Dall’altra, e più significativamente, aver fatto ricorso alle competenze dei cosiddetti data scientist, nuovi professionisti con abilità trasversali tra matematica, informatica e statistica. Un mestiere tipico dell’era digitale che Hal Varian, chief economist di Google, ha definito “il più sexy del XXI secolo”. E se non sappiamo se sia stato sexy, certamente non deve essere stato noioso per la scienziata dei dati Katja Bego cogliere la sfida di Hsu. Bego ha prima di tutto individuato i film di science fiction più popolari nella storia del cinema, pesando sia il riscontro del botteghino che il parere dei critici. Con una lista di 100 film a disposizione, ha poi usato un algoritmo per vivisezionare i dati dell’archivio della British Library per contare quante volte i titoli delle pellicole comparivano nei titoli o nei sommari degli articoli scientifici. Ha definito così un primo elenco, a partire dal quale ha ulteriormente filtrato manualmente i risultati ottenuti prendendo in considerazione solo le ricerche che esplicitamente discutevano i contenuti dei film e non quelle che li citavano senza approfondimenti.

Il processo si è concluso con la seguente graduatoria: al primo posto Star Wars, con 18 articoli influenzati in modo rilevante dalla saga cinematografica creata da George Lucas; al secondo Jurassic Park con 11 paper, al terzo 2001: Odissea nello spazio con 9 articoli. A seguire Blade Runner, Minority Report, Ritorno al futuro e altri grandi successi. Oltre a stilare la classifica, Katja Bego ha indagato quali discipline o quali specifici problemi di ricerca hanno preso ispirazione dai film individuati. È emerso così, ad esempio, che i paper per cui Star Wars è stato rilevante hanno trattato soprattutto di robot non-umanoidi o della psicologia di Anakin Skywalker, leggendario Cavaliere Jedi, al servizio della Repubblica Galattica prima di diventare Darth Vader (in Italia Darth Fener). I ricercatori si sono interessati ai destini del maestro del lato oscuro per comprendere se nel suo caso avesse senso una diagnosi di disturbo borderline. Jurassic Park è stato considerato per le questioni etiche legate a riportare in vita specie estinte e per la computer grafica utilizzata per animare branchiosauri, tirannosauri e velociraptor vari. 2001: Odissea nello spazio per le tematiche sui rapporti tra emozioni, libero arbitrio e intelligenza artificiale, mentre Minority Report ha stimolato i ricercatori interessati alle problematiche della sorveglianza globale e al futuro dell’urbanizzazione. Per quanto riguarda i temi di fantascienza trattati con maggiore frequenza si segnalano quello dei robot, termine comparso nei paper 89 volte e l’ intelligenza artificiale, con 29 riferimenti. I viaggi nel tempo solo due volte, con buona pace di Marty McFly e del mitico Doc di Ritorno al Futuro.

Sono risultati che dimostrano quanto la cultura popolare riesca a permeare ambiti apparentemente inaccessibili come le comunità degli scienziati. Ed è bene ricordare che il team di Sparrho ha contato solo i film esplicitamente citati nei titoli e negli abstract dei lavori scientifici. È facile ipotizzare che il numero sarebbe aumentato considerevolmente se fossero state prese in considerazione le ricerche ispirate alla fantascienza senza riferimenti nel testo a una specifica pellicola. In più, il database consultato da Bego si ferma al 2010. Vale a dire che dall’analisi sono stati esclusi blockbuster come Interstellar e il già citato The Martian, per non parlare di altre importanti uscite nel 2015 come Jurassic World, Star Wars: Il Risveglio della Forza o la serie Terminator, che di sicuro avrebbero arricchito di nuovi elementi l’indagine. Il campione della start-up britannica non includeva infine l’impatto della science fiction sulla ricerca militare o nel settore privato. Insomma, la linea di confine tra scienza, tecnologia e fantascienza è probabilmente molto più sfumata di quanto si pensi e di quanto si sia misurato finora.

*Il testo di quest’articolo è stato pubblicato su pagina99 del 28 novembre 2015.

Tag:, ,

Condividi:
  • Print
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Add to favorites
  • email
  • MySpace
  • RSS
  • Twitter

Lascia un commento