Archive for the ‘Comunicazione della salute’ Category

La psichiatria e la difficile ricerca di un’identità (a colpi di comunicazione)

Qualche giorno fa Gary Greenberg sul New Yorker ha riaperto una delle questioni più dibattute nella storia della psichiatria, una domanda che interroga in profondità il suo statuto epistemologico, vale a dire: la disciplina che si occupa delle malattie mentali è una scienza? O, con una leggera variazione sul tema, è possibile ricondurre i disturbi della psiche esclusivamente a una base neurobiologica quantificabile e misurabile?
Sono interrogativi sempre più dibattuti con l’imminente pubblicazione, prevista per Maggio 2013, del DSM5, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, vera e propria Bibbia degli psichiatri di mezzo mondo, che sostituirà la versione precedente (DSM4) risalente ormai a tredici anni fa.
Da quando l’Associazione degli psichiatri americani ha approvato il DSM5, a dicembre dell’anno scorso, non è passato praticamente un giorno senza che i media non abbiano lasciato spazio a critiche e commenti, spesso polarizzati, sulle possibili conseguenze delle nuove possibili classificazioni di malattie mentali.
Il BMJ ha recentemente presentato una rassegna degli articoli più significativi sull’argomento pubblicati dalla stampa generalista di qualità americana. La raccolta è corredata da una dura presa di posizione dello psichiatra Allen Frances, coordinatore editoriale del DSM4, sostanzialmente uno dei padri del Manuale attualmente in uso.
Anche l’Italia ha da poco dato un contributo significativo alla discussione con la pubblicazione di un numero della rivista Aut-aut dal titolo La diagnosi in psichiatria. Curato da Mario Colucci, il volume in diversi interventi affronta, più o meno direttamente, il tema del DSM5.
Non ho le competenze per entrare con cognizione di causa nel dibattito medico-scientifico.
Credo però che lo straordinario interesse mediatico che il nuovo Manuale sta suscitando, prima della sua pubblicazione, meriti un’attenzione particolare perché si tratta di un esempio evidente di come il lavoro “interno” svolto dagli psichiatri incaricati di redigere il DSM5 e il processo di divulgazione verso l’esterno si influenzino reciprocamente. È un fatto non nuovo nella storia della scienza, ma che assume un rilievo particolarmente evidente nel caso di discipline fragili sul piano epistemologico.
Risulta chiaro che la comunicazione attorno al DSM5 non è un prodotto secondario dell’attività di ricerca, ma un processo e una parte integrante del discorso sulla psichiatria e sulla sua validità scientifica.
In altre parole, sotto gli occhi di tutti è in atto una battaglia per definire il terreno d’autorità di ricerca scientifica propriamente detta, un processo di delimitazione della conoscenza combattuto a colpi di comunicazione pubblica.
La messa in scena così plateale, anche su media non specialistici, delle divergenze attorno ai risultati del DSM5 è forse un ulteriore indizio che la psichiatria è lontana dall’essere una disciplina scientifica vera e propria.

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Internet modifica l’assistenza sanitaria in Europa?

In preparazione della seconda conferenza Health 2.0 Europe, che si terrà il prossimo 27 e 28 ottobre a Berlino, gli organizzatori stanno facendo circolare un questionario finalizzato a comprendere se e come web 2.0 e tecnologie digitali stanno trasformando l’assistenza sanitaria in Europa. Se avete voglia di compilarlo lo trovate qui.

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Internet e salute: sempre più partecipazione e condivisione

La rete sta trasformando il modo in cui comunichiamo e produciamo conoscenza attorno a salute e malattia. Secondo un rapporto del Pew Internet & American Life Project il confronto on-line di informazioni tra persone che vivono disturbi simili è sempre più diffuso per scambiare consigli, trattamenti, cure, diagnosi, riportare esperienze e condividere sofferenze. I media digitali abilitano ed esaltano un approccio “collegiale” ai problemi di salute.

La tendenza a confrontarsi tra pari sui propri malanni non è un’invenzione di Internet, ma la diffusione e l’uso delle tecnologie connettive on-line modifica profondamente il tipo e la qualità della conoscenza prodotta.
Se fino a qualche anno fa una persona con un problema di salute simile al nostro tendeva a rispondere: “Non so, ma cercherò di scoprirlo”, oggi la tendenza prevalente è “Lo so e voglio condividere con te la mia conoscenza.”

“La tecnologia”, conclude ottimisticamente l’autrice dello studio Susannah Fox, “aiuta ad organizzare questo sapere e a renderlo disponibile al più ampio numero di persone possibile”.

Di seguito una sua presentazione sull’indagine.

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Gli effetti del churnalism sulle news di salute

Il termine “churnalism” indica la deprecabile pratica di copiare e incollare i comunicati di un ufficio stampa e spacciarli per articoli giornalistici. La parola è stata coniata da Nick Davies del Guardian qualche anno fa nel libro Flat Earth News. Le cause dell’insana commistione tra il giornalismo e le pubbliche relazioni sono imputabili alla scarsità di tempo, alle pressioni della pubblicità e dell’ industria, alla mancanza di competenze specifiche dei cronisti. Il churnalism è un fenomeno crescente e diffuso in tutti i settori dell’informazione, incluse scienza e medicina. Per correre ai ripari sono nate numerose iniziative con l’obiettivo di smascherare i pezzi copia-incolla e i giornalisti pigri.
Plos Blog Network di qualche giorno fa ha pubblicato i risultati di cinque anni di accurate indagini realizzate da HealthNewsReview.org, un sito specializzato nella valutazione della qualità dell’informazione medico-sanitaria americana. Nell’articolo si discute degli effetti del churnalism.
Tra i risultati più interessanti emerge che:

-il 70% delle storie esaminate ha punteggi bassi riguardo alla discussione sui costi degli interventi sanitari e alla quantificazione dei loro possibili danni e benefici;
-nella prima metà del 2010 l’80% delle notizie di salute ricavate da un comunicato sono state pubblicate da due sole agenzie di stampa;
-il churnalism è un fenomeno in crescita.

Sono riportati anche alcuni esempi negativi eclatanti di una copertura giornalistica fuorviante o incompleta basata sul copia e incolla.

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Le malattie infettive nella vita di tutti i giorni

Il Public Understanding of Science dedica un numero speciale alla percezione e alla comunicazione sulle malattie infettive secondo un approccio innovativo. Come descritto nell’editoriale introduttivo, gli autori dei contributi adottano una prospettiva che si concentra sui contenuti, il discorso, il significato collettivamente condiviso e costruito, le questioni identitarie legate alle modalità con cui tutti noi integriamo emergenze come l’influenza aviaria, il virus Ebola, la Sars nella vita quotidiana.
Contrariamente alla tradizionale ricerca sulla percezione del rischio, l’attenzione non è focalizzata su aspetti come la severità, la vulnerabilità o la suscettibilità percepita, ma su come le persone attribuiscono un senso alle malattie infettive rispetto a questioni sociali più ampi.
Scrivono gli autori che esaminare il problema sotto “sotto questa lente è urgente perché la comprensione pubblica delle malattie infettive condiziona un’ampia varietà di fenomeni, che vanno dai comportamenti collettivi alla fiducia o sfiducia nei confronti delle autorità, al rispetto delle raccomandazioni delle autorità pubbliche in materia”.
Il risultato è che il contesto culturale e sociale in cui la costruzione del significato attorno alle malattie infettive ha luogo è essenziale per comprendere le diverse reazioni a differenti malattie.

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Materiali per corso di formazione

Sul sito dell’Ass1 triestina sono disponibili da pochi giorni programmi e presentazioni del corso “Comunicazione della scienza in ambito sanitario”. Ne avevo già parlatoqui.

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Uniti per comunicare la salute

Questo pomeriggio, con alcuni miei colleghi, abbiamo portato a termine un corso di comunicazione della scienza rivolto ad operatori sanitari del Friuli Venezia Giulia. Si è trattato di dodici lezioni in cui abbiamo affrontato diversi aspetti dei processi di circolazione e diffusione della conoscenza medico-scientifica in un ampio spettro di contesti mediatici: da quelli tradizionali ai nuovi media, fino ai meccanismi di partecipazione e deliberazione nell’ambito della tecnoscienza. È stata un’esperienza molto formativa anche per noi. Emerge con chiarezza il bisogno fortissimo delle strutture e degli operatori della salute di presentarsi come un soggetto comunicativo visibile, coeso e coerente, soprattutto nelle situazioni d’emergenza. La frammentazione indebolisce la presenza e l’incisività delle autorità sanitarie in un ecosistema comunicativo sempre più articolato. La strada per arrivare all’obiettivo è lunga e incerta, ma non manca la consapevolezza e questo è già un buon segno.

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Medici o reporter? Problemi etici del giornalismo medico-scientifico nel dramma di Haiti

Il Columbia Journalism Review ricostruisce una vicenda che sta suscitando un intenso dibattito in questi giorni su blog specializzati e importanti media americani.
La questione riguarda alcuni corrispondenti di grandi network televisivi che sono anche medici. I reporter-dottori sono stati inviati ad Haiti. Nella tragedia dell’isola caraibica, molti di loro si sono trovati in situazioni in cui hanno dovuto smettere il cappello di giornalista e indossare quello di medico. Niente di male, ovviamente, se i due ruoli rimangono separati. Ma cosa dire se la Cnn manda in onda un video di quattro minuti di uno dei suoi inviati, il Dr. Sanjay Gupta, mentre visita una ragazzina di quindici anni con una ferita non grave alla testa? O mentre lo stesso descrive l’operazione di una bambina di dodici anni?
Dov’è la notizia? Si può separare il ruolo di giornalista da quello di medico in situazioni così delicate e critiche come il terremoto di Haiti? Si può mantenere l’obiettività richiesta al giornalismo raccontando una storia di cui si è protagonisti?

Su questi interrogativi si stanno interrogando blog, giornali, televisioni americani.

Alcune considerazioni:

1. Ad alcuni la questione può sembrare vecchia. Per capirne la profondità in termini nuovi bisogna considerare l’ecosistema comunicativo in cui si è svolta la vicenda e in cui si svolge la discussione. Senza blog, twitter, video non sarebbe stata possibile né l’una né l’altra.

2. Gupta e simili sono esempi di giornalismo crossmediale in cui contenuti, professionalità e processi non iniziano e finiscono all’interno di un solo medium.

3. La “notizia” è legata a nuove forme di fiducia tra pubblico e giornalista in cui l’essere contemporaneamente medico e reporter gioca un ruolo determinante a favore di una maggiore credibilità.

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Trieste salute mentale 2010

Fra circa dieci giorni si apre a Trieste, al comprensorio dell’ex-ospedale psichiatrico San Giovanni, l’incontro Trieste 2010: che cos’è salute mentale. Il programma è praticamente ultimato. L’evento, che gli organizzatori chiamano incontro per sottolineare lo spirito di scambio, confronto e dialogo che animerà le cinque giornate triestine, si articola in quattro percorsi tematici: saperi e paradigmi; la pratica critica anti istituzionale; la maggioranza deviante:economia sociale e inclusione; memoria, archivi in mostra e comunicazione.

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