Archive for the ‘Pubblici della scienza’ Category

5 miti su scienza, media e pubblico

È da tempo che lo studioso americano Matthew Nisbet sta facendo un gran lavoro di valorizzazione dei risultati della ricerca in comunicazione della scienza. In questo articolo scritto insieme al collega Dietram Scheufele e pubblicato circa un mese fa su TheScientist, vengono elencati i luoghi comuni più ricorrenti sul rapporto tra scienza, media e pubblico:
1. Gli americani non si fidano più degli scienziati. (se al posto degli americani mettete europei o italiani il mito persiste)
2. Il giornalismo scientifico è morto.
3. I media di intrattenimento promuovono una cultura antiscientifica.
4. Il problema è il pubblico, non gli scienziati o i policy makers.
5. Le convinzioni politiche non influenzano il giudizio degli scienziati.
Nisbet e Scheufele mostrano come la ricerca sociale e quella sui media non confermi nessuna di queste affermazioni. Nonostante ciò si tratta di miti persistenti, probabilmente funzionali alla sopravvivenza di nicchie intellettuali di pasdaran neopositivisti, speculari a quelle di fanatici oscurantisti, ma non alla scienza e all’innovazione sociale che ne può derivare.

Tag:, , ,

Condividi:
  • Print
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Add to favorites
  • email
  • MySpace
  • RSS
  • Twitter

Cittadini scientifici?

Si respirava un’aria di grande entusiasmo, impegno e preoccupazione tra i partecipanti al workshop sui conflitti ambientali svoltosi ieri a Ferrara nell’ambito delle iniziative del Festival di Internazionale di cui ho già parlato qui.
Anche in Italia ci sono ormai numerose esperienze, più o meno di successo, di partecipazione pubblica su temi tecnoscientifici controversi. La sensazione è però che non si siano fatti grandi passi avanti rispetto al passato. C’è gente che discute, si appassiona, ci crede, ma per il momento il processo di costruzione di una matura cittadinanza scientifica rimane molto tortuoso e dagli esiti incerti. È emerso però con chiarezza che il tema dell’ “essere cittadini rispetto alla scienza” non può essere esaurito solo nella sua dimensione politica, ma deve includere anche quella sociale, culturale ed economica. Su questo eravamo tutti d’accordo anche se tra il dire e il fare la strada è molto lunga.

Tag:, ,

Condividi:
  • Print
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Add to favorites
  • email
  • MySpace
  • RSS
  • Twitter

Gli scienziati cittadini fanno bene all’ambiente

Immagine da areva.com

È la rivincita dei dilettanti della ricerca. Secondo uno studio pubblicato da poco sulla rivista Enviromental Monitoring Assessment risulta che i benefici derivanti dal coinvolgimento dei non esperti in attività scientifiche supera di gran lunga i dubbi sulla bontà dei dati raccolti. Gli autori, mediante un’analisi della letteratura specialistica e non in un arco di tempo di dieci anni, hanno misurato l’impatto delle iniziative degli amatori sui programmi istituzionali di controllo della qualità dell’acqua e dell’aria. I risultati riguardano le scienze ambientali, ma si tratta in generale di un bel colpo per i citizen scientist.
Amatori e appassionati che raccolgono dati e monitorano processi non sono un fenomeno nuovo nella storia della scienza. Negli ultimi anni, soprattutto grazie alla rete, le iniziative di “ricerca dal basso” si sono però moltiplicate e diversificate a dismisura rispetto al passato.
Lo studio riportato sopra è inoltre uno dei pochi a disposizione che, dati alla mano, supporta l’idea secondo cui i non professionisti della ricerca possono essere fonti legittime di conoscenza scientifica.

Tag:, , ,

Condividi:
  • Print
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Add to favorites
  • email
  • MySpace
  • RSS
  • Twitter

In Cina non si difano delle scansioni celebrali

Secondo un articolo apparso il 19 febbraio su Science i neuroscienziati cinesi della Beijing Normal University hanno difficoltà a reclutare bambini da sottoporre alla fMRI per i loro esperimenti.
I ricercatori vorrebbero mettere a confronto i risultati delle scansioni celebrali di bambini “sani” con quelli di bambini con ADHD (disturbo da deficit di attenzione/iperattività). Alcuni genitori non hanno dato il permesso a far esporre i propri figli a intensi campi magnetici.
Le ragioni? Non si fidano dei dottori. In più, c’è sempre una maggiore consapevolezza dei diritti dei pazienti e un crescente dibattito sui media riguardo ai meriti di diversi trattamenti.
E’ un caso interessante per comprendere alcuni degli aspetti etici e sociali legati agli sviluppi delle neuroscienze e in particolare all’utilizzo delle tecniche di imaging celebrale.

Tag:, , ,

Condividi:
  • Print
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Add to favorites
  • email
  • MySpace
  • RSS
  • Twitter