Pubblicazione sui neutrini più veloce della luce

immagine da giorgiorusso.it

Ok, sembra grossa. Vogliono già mettere in soffitta Einstein. Sta rimbalzando sui maggiori giornali nazionali e internazionali (vedi Repubblica, Guardian, New York Times). A quanto pare i neutrini potrebbero viaggiare più veloci della luce. Lo sostiene un gruppo di ricercatori del Cern e dell’Infn guidato dall’italiano Antonio Ereditato nell’ambito dell’esperimento Opera. Dobbiamo rivedere la relatività di Einstein? Possiamo finalmente viaggiare nel tempo?
Molti invitano alla calma e gli stessi autori raccomandano conferme esterne e accurate delle loro misure perché risultati eccezionali richiedono evidenze eccezionali. Altri ridimensionano l’impatto della scoperta sottolineando che la teoria della relatività per il momento ha ricevuto solo conferme e un esperimento è troppo poco per parlare di rivoluzione e che sì, potrebbe esserci un limite diverso da quello della velocità della luce ma questo non nega l’esistenza di una soglia oltre la quale non si può andare.
In ogni caso se ne sta parlando molto. Dicono la loro i fisici, i giornalisti scientifici, gli appassionati, i commentatori culturali. Lo fanno su blog, quotidiani, radio, dove possono. Ma si discute sulla base di cosa?
Per il momento l’articolo di Ereditato e del suo gruppo è stato pubblicato su arXiv.org e oggi siamo in attesa di una conferenza stampa del Cern.
Abbiamo quindi a disposizione una comunicazione ai giornalisti e un paper che non ha subito un processo di peer-review ma ha ricevuto solo un endorsement, una sorta di garanzia esterna che l’articolo in questione sia pertinente con l’argomento scelto dall’autore. Non ho trovato neanche una dichiarazione in cui si dice che la ricerca sarà pubblicata su una rivista scientifica tradizionale.
Non voglio fare una valutazione di merito. Non ho assolutamente le conoscenze e gli strumenti per valutare il lavoro di Ereditato e dei suoi colleghi. Fra l’altro credo nel modello arXiv e nella qualità dei contributi che vengono pubblicati. Sgombrati questi dubbi, rimane il fatto che tutti, esperti e non-esperti, discutono di una ricerca depositata su un archivio pubblico on-line che non ha ricevuto i crismi della pubblicazione scientifica tradizionale. È un bene? È un male? Non lo so, ma mi colpisce che nessuno abbia tirato fuori la questione. Mi colpisce perché se davvero a nessuno importa se il paper è stato pubblicato su un giornale con peer-review, se c’è tanta fiducia, consapevole o no, nell’open access, allora ci troviamo di fronte a una piccola rivoluzione nella comunicazione scientifica, in attesa di quella grande che mandi in pensione Einstein.

Tag:, , , ,

Condividi:
  • Print
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Add to favorites
  • email
  • MySpace
  • RSS
  • Twitter