Gli scienziati devono comunicare, secondo i cinesi

Immagine tratta da Scidev.net Flikr/keso

La ricerca riportata da Scidev.net sulla fiducia che i cinesi nutrono nei confronti della scienza è in linea con i risultati di indagini simili in altre parti del mondo: in Cina fanno molto affidamento nei ricercatori e sono disposti a dare molto più ascolto a loro che ai politici.
Quello che sorprende di più, sempre secondo l’indagine del China Institute of Science Communication, è però che il 92% degli intervistati sostiene che la cosa più importante che gli scienziati devono fare, oltre all’usuale attività di ricerca, è comunicare.
Non è la prima volta che il paese asiatico sorprende per il forte desiderio di comunicazione della scienza. Qualche tempo fa, ad esempio, la China Association for Science and Technology annunciò di voler raddoppiare il numero di professionisti del settore per arrivare, entro il 2020, a un numero di circa quattro milioni.

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In Cina non si difano delle scansioni celebrali

Secondo un articolo apparso il 19 febbraio su Science i neuroscienziati cinesi della Beijing Normal University hanno difficoltà a reclutare bambini da sottoporre alla fMRI per i loro esperimenti.
I ricercatori vorrebbero mettere a confronto i risultati delle scansioni celebrali di bambini “sani” con quelli di bambini con ADHD (disturbo da deficit di attenzione/iperattività). Alcuni genitori non hanno dato il permesso a far esporre i propri figli a intensi campi magnetici.
Le ragioni? Non si fidano dei dottori. In più, c’è sempre una maggiore consapevolezza dei diritti dei pazienti e un crescente dibattito sui media riguardo ai meriti di diversi trattamenti.
E’ un caso interessante per comprendere alcuni degli aspetti etici e sociali legati agli sviluppi delle neuroscienze e in particolare all’utilizzo delle tecniche di imaging celebrale.

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