
Immagine da areva.com
È la rivincita dei dilettanti della ricerca. Secondo
uno studio pubblicato da poco sulla rivista
Enviromental Monitoring Assessment risulta che i benefici derivanti dal coinvolgimento dei non esperti in attività scientifiche supera di gran lunga i dubbi sulla bontà dei dati raccolti. Gli autori, mediante un’analisi della letteratura specialistica e non in un arco di tempo di dieci anni, hanno misurato l’impatto delle iniziative degli amatori sui programmi istituzionali di controllo della qualità dell’acqua e dell’aria. I risultati riguardano le scienze ambientali, ma si tratta in generale di un bel colpo per i
citizen scientist.
Amatori e appassionati che raccolgono dati e monitorano processi non sono un fenomeno nuovo nella storia della scienza. Negli ultimi anni, soprattutto grazie alla rete, le iniziative di “ricerca dal basso” si sono però
moltiplicate e diversificate a dismisura rispetto al passato.
Lo studio riportato sopra è inoltre uno dei pochi a disposizione che, dati alla mano, supporta l’idea secondo cui i non professionisti della ricerca possono essere fonti legittime di conoscenza scientifica.
Tag:citizen science, democrazia ambientale, expertise laica, scienza e democrazia
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