Speciale Jcom su giornalismo scientifico e digital storytelling

Ieri abbiamo pubblicato su Jcom, la rivista di ricerca in comunicazione della scienza di cui sono direttore, uno speciale sul rapporto tra giornalismo scientifico e narrazioni digitali. I contributi sono legati a un workshop realizzato lo scorso mese nell’ambito della seconda edizione di MAPPE a Trieste. Se avete voglia di leggere gli articoli vi fornisco alcune coordinate per orientarvi. Sono le ipotesi e il contesto in cui da un po’ di tempo si svolge la nostra riflessione:

-i giornalisti scientifici stanno perdendo sempre di più la loro storica posizione di mediatori principali tra scienziati e non-esperti;
-il nuovo ecosistema “scienza-media” è popolato da attori che fino a qualche tempo fa erano fonti giornalistiche ma che oggi sono sempre di più produttori di contenuti originali rivolti direttamente a pubblici differenti;
-le funzioni e le pratiche dei giornalisti scientifici cambiano nell’ecosistema digitale. I cambiamenti sono guidati da più ampie ristrutturazioni economiche e organizzative;
-la scienza contemporanea è caratterizzata da una grande e crescente disponibilità di dati, autori e contenuti, una quantità enorme rispetto anche a pochi anni fa;
-i pubblici della scienza sono sempre più frammentati.

In questa cornice sono tante le domande per il giornalismo scientifico dei prossimi anni. La sfida più importante è far diventare questo genere giornalistico uno dei maggiori protagonisti dell’informazione nella società della conoscenza.
C’è bisogno di cambiare le pratiche, le funzioni, le procedure del giornalista scientifico, che deve abbracciare nuove competenze, non solo tecniche, ma soprattutto culturali e relazionali. Utilizzare le potenzialità dell’ “arte di raccontare storie” in epoca digitale applicandole al giornalismo scientifico può voler dire soprattutto scoprire una scienza molto più ricca di quanto ci abbia abituato la cronaca delle scoperte.

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