Recensione – Il testo digitale

Da una parte il libro, come oggetto, merce, rappresentazione della realtà, cultura, punto di raccordo delle comunità, ma soprattutto luogo d’elezione incontrastato della lettura e della scrittura fino a quando a farla da padrone era la carta. Dall’altra il testo digitale, sempre più libero dai vincoli dei supporti materiali, sempre meno confrontabile con la pagina stampata.
Nel suo saggio pubblicato da Apogeo nel 2010, Alessandra Anichini descrive la fine di una coincidenza data per scontata per gli abitanti del mondo pre-digitale, un’identificazione tanto invisibile quanto efficace: quella fra libro cartaceo e testo, fra libro di carta e lettura.
Con stile semplice, approccio storico e numerosi esempi, in sette capitoli ben concepiti e accessibili a tutti, la ricercatrice dell’Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica, svela un vaso di Pandora.
L’epoca digitale ci regala processi di lettura e scrittura che si allargano, si espandono, “aumentano” e infine si trasformano. E così scopriamo che il libro è molto di più del suo supporto e che la sua sopravvivenza non è messa in discussione se si riesce, come stanno facendo gli editori più avveduti, ad astrarne e preservarne le qualità tradizionali abilitando allo stesso tempo nuove possibilità.
Le tecnologie digitali ci permettono, come spesso accade per le innovazioni legate a Internet e derivati, percorsi che probabilmente avremmo da sempre voluto esplorare e praticare, se solo avessimo potuto. Non mancano nella storia dell’editoria, ad esempio, esperimenti di condivisione e ampliamenti dei testi simili a quelli resi possibili oggi, con poco sforzo, dagli ereader. Fino ad ora si era trattato però di esperienze limitate, faticose, costose, per esigenze specifiche. Il libro cartaceo ci sembrava il migliore dei mondi possibili, da leggere e da scrivere. Alessandra Anichini ci mostra che non è così, con argomenti fondati e comprensibili, mettendoci al riparo dalle suggestioni del marketing e portando anche i lettori di carta più tenaci a confrontarsi e mettersi in discussione di fronte a ebook, ereader, etext.
Suggerisco la lettura di questo saggio anche perché fa riflettere, in un’ultima analisi, sul rapporto tra tempo e conoscenza e sullo sforzo dell’uomo per rendere questa relazione significativa, inserita in un percorso di senso mediato dalla tecnologia editoriale, che da una parte non si trasformi in ossessione per il sapere, dall’altra non ceda alle sirene del disincanto dell’ignoranza.

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Il futuro dell’editoria secondo Jason Epstein

Dal New York Review of Books che sarà in “edicola” il prossimo marzo, un articolo del cofondatore della rivista, Jason Epstein, sul futuro dell’editoria.
I cambiamenti dovuti alla digitalizzazione sono di ordini di grandezza superiori all’invenzione della stampa di Gutemberg, sostiene Epstein. La resistenza al cambiamento degli editori tradizionali è dovuta alla paura di scomparire e alla complessità dei cambiamenti che li attendono. La rivoluzione comunque ci sarà, con o senza la collaborazione degli editori.
La digitalizzazione aprirà anche nuove problematiche sul piano morale. Amplificherà la natura migliore degli esseri umani, ma anche l’opposto, la natura diabolica.
Epstein fa inoltre un appello per salvare le backlist, la lista dei libri più vecchi stampati da un editore, che a causa dell’esigenze di un mercato che vuole un turn-over di titoli sempre più rapido si stanno erodendo. Le backlist collettive sono la nostra memoria culturale, scrive Epstein. Senza di esse la nostra cività collasserebbe.

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