Il nuovo ecosistema del giornalismo scientifico

Steven Johnson qualche tempo fa ha descritto in modo lucido l’ecosistema dell’informazione nel dibattito sull’effetto del web sui mezzi di diffusione delle notizie tradizionali. Qualcuno prova a trasferire il concetto di un nuovo ecosistema informativo al giornalismo scientifico. A pagina 38 del rapporto Science and the Media: Securing the Future scritto da Diana Fox, direttrice del Science Media Centre della Royal Institution britannica, vengono individuati tre grandi categorie di nuove imprese nel giornalismo scientifico:

1. Imprese semi-giornalistiche costruite e condotte dalla comunità scientifica stessa;

2. Nuove imprese giornalistiche che nascono all’interno del mondo del giornalismo

3. Sviluppi nel social networking sul web che stanno cambiando sia il modo in cui il giornalismo è fatto, sia il modo in cui il pubblico riceve l’informazione

A parte la prima considerazione, non si capisce bene cosa ci sia di specifico per il giornalismo scientifico.

Il report è stato commentato su un forum di Nature. Secondo Hilary Sutcliffe , che considera peraltro il report eccellente, bisogna porre più attenzione all’utente di solito non interessato ai temi scientifici. Sutcliffe pone il problema della “predicazione ai convertiti”. Se ne parla da molto, ma è difficile da superare. La sensazione è che la maggior parte della comunicazione pubblica della scienza è studiata, pensata, attuata nei confronti di persone che hanno già un forte o moderato interesse nei confronti della scienza stessa. Credo sia vero.

Tag:

Lo stato del giornalismo scientifico in UK

Si discute da un po’ della “crisi” o del futuro del giornalismo scientifico. L’argomento è stato oggetto di dibattito alla conferenza internazionale dei giornalisti scientifici tenutasi a Londra lo scorso luglio del 2009. Oltre agli scenari e alle discussioni teoriche arrivano finalmente anche un po’ di ricerche empiriche. I due studiosi Andy Williams e Sadie Clifford della Cardiff University School of Journalism, Media and Cultural Studies hanno pubblicato il report Mapping the Field: Specialist science news journalism in the UK national media. La ricerca si è basata su circa 100 interviste a giornalisti scientifici, medici, ambientali e tecnologici e direttori di importanti testate.
Tra i risultati principali:

1. La riduzione di posti per giornalisti scientifici inizia nel 2005. Tra il 1989 e il 2005 il numero dei giornalisti specializzati in scienza, ambiente e salute è in realtà aumentato.

2. I giornalisti scientifici godono di ottima considerazione nelle newsroom.

3. Il carico di lavoro per i giornalisti scientifici è cresciuto significativemente negli ultimi anni perché le redazioni hanno tagliato.

4. Non c’è più tempo per il lavoro giornalistico indipendente (problema del pack journalism).

5. Non c’è più tempo per fare le verifiche dell’attendibilità delle fonti.

6. E’ aumentato in modo cruciale il ruolo degli addetti alle pubbliche relazioni nell’informazione scientifica.

7. Gli intervistati non pensano che il giornalismo scientifico sia particolarmente minacciato. Più della metà non crede che dieci anni fa ci fossero più giornalisti scientifici che adesso in Gran Bretagna.

Conclusioni (non molto originali: “the
ability of specialist journalists to produce independent news of a high quality is inseparably linked to the ability (or willingness) of news organisations to adequately resource their newsgathering activities”

Tag:

Nuovo report britannico su scienza e media

Il Science and Media Expert Group del dipartimento britannico per l’innovazione (più precisamente il Department for Business, Innovation and Skills) ha pubblicato un nuovo studio sul rapporto fra scienza e media.

Tag:,