Agnotologia, o dello studio scientifico dell’ignoranza

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La tentazione di bollare come stupide e irrazionali le persone che credono ad affermazioni strampalate e prive di fondamento è sempre in agguato. Questo atteggiamento non solo è presuntuoso e inefficace, ma trascura il fatto che l’ignoranza è un fenomeno che merita di essere studiato scientificamente per comprenderne la complessità.

Ce lo ricorda un articolo pubblicato recentemente sul “Financial Times” (FT) richiamandosi ai lavori dello storico della scienza americano Robert Proctor, il quale già nel 1995 coniava il termine agnotologia per indicare l’indagine accademica sulla creazione calcolata e premeditata dell’ignoranza. Proctor si interessò al tema dopo essersi occupato delle strategie usate dall’industria del tabacco per alimentare dubbi riguardo alle evidenze scientifiche derivanti dal consumo di sigarette.

Ci sono tre elementi per i quali oggi stiamo vivendo un’epoca d’oro dell’ignoranza secondo lo studioso dell’Università di Standford. Ne riporto di seguito una sintesi tradotta e riadattata dall’articolo scritto su FT da Tim Harford, autore del libro How to make the World And Up.

Primo: la distrazione. Un esempio su tutti è il tempo che le persone trascorrono ore ogni giorno nel consumo di ciò che viene descritto come “notizia” senza mai impegnarsi in nulla di sostanziale.

Secondo: il tribalismo politico. In un ambiente polarizzato, ogni affermazione fattuale diventa un’arma in una discussione. Quando le persone incontrano fatti o notizie che sfidano la loro identità culturale, non bisogna stupirsi se non ci credono. La polarizzazione non plasma solo le nostre convinzioni su questioni di politica, ma modella anche le nostre convinzioni su questioni scientifiche apparentemente non correlate, come se gli esseri umani stiano causando pericolosi cambiamenti climatici o se il vaccino contro il papillomavirus umano (HPV) sia sicuro. Logicamente, le risposte a queste domande non dovrebbero inclinarsi a sinistra o a destra, ma lo fanno.

Terzo: il pensiero cospirativo. I cospirazionisti dedicano un’enorme energia mentale per estrarre significato dalle banalità cercando di dimostrare che prove schiaccianti siano in realtà false notizie riconducibili a complotti.

Come fronteggiare questi fenomeni? Non è facile e nessuno ha la soluzione in tasca, ma mi sento di sottoscrivere il consiglio di Tim Harford a conclusione del suo articolo: invece di pensare di “illuminare” gli altri e di credere di saperla più lunga, partiamo da noi stessi, dai nostri pregiudizi, dai vicoli ciechi nei nostri ragionamenti.
Siamo tutti distratti, scrive Harford, siamo tutti vulnerabili a credere e ascoltare solo quello che ci piace. Tutti apparteniamo a tribù, sociali se non politiche.
Prima di dire quindi che gli altri sono ignoranti facciamoci delle domande e magari diamo spazio alla possibilità che potremmo essere noi in torto.

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