Comunicazione della scienza for dummies

Questo libro è la sintesi di due prospettive: una più focalizzata sulla pratica professionale, l’altra sulla contestualizzazione storica. È un’impostazione che riflette la formazione e le competenze dei due autori, rispettivamente Silvia Bencivelli, comunicatrice free-lance molto nota nell’ambiente, e Francesco De Ceglia, storico della scienza. I due si sono uniti, non so quanto occasionalmente, per restituire nel loro agile volume un panorama aggiornato della comunicazione della scienza in Italia. Il testo è particolarmente consigliato per chi si addentra per la prima volta nel campo, ma anche per chi, pur possedendo già una specifica expertise, vuole esplorare forme e generi limitrofi o recuperare uno sguardo d’insieme.
La sintesi è riuscita sotto diversi aspetti: nell’equilibrio fra i due punti di vista, nello stile, nel passaggio, per ogni argomento trattato, da una visione generale a una prospettiva più incentrata su consigli pratici. Nel volume non si perde infatti mai di vista l’attenzione alla descrizione dei processi concreti della comunicazione della scienza e alle pratiche conseguenti. Lo scopo è di rispondere con ottimistico realismo a chi vuole intraprendere una carriera nel settore, sia che voglia scrivere sui giornali, allestire una mostra, lavorare in un ufficio stampa di un ente di ricerca o pubblicare un libro. La scorrevolezza del testo e il numero contenuto di pagine sono ulteriori motivi per suggerirne l’acquisto.
Veniamo a consigli non richiesti per, spero, successive edizioni:

• la parte sul giornalismo dovrebbe arricchirsi della descrizione di pratiche e iniziative, sempre più diffuse nel contesto digitale, in cui il professionista dell’informazione non è più solo un produttore di contenuti, ma anche un fornitore di servizi;
• lo sguardo sul ciclo di produzione delle news scientifiche dovrebbe essere più critico. La peer-review, l’impact factor, l’embargo, il ruolo delle case editrici specialistiche, sono oggetto di forti discussioni all’interno delle comunità scientifiche. Può essere un limite presentare procedure di pubblicazione storicamente definite come parti integranti e immutabili del metodo scientifico. In altre parole, se è vero che è giusto istruire i principianti a diffidare dei ciarlatani che non hanno mai pubblicato un paper su una rivista con peer-review, non bisognerebbe, viceversa, dare troppo l’impressione che sia sufficiente citare Nature per aver esaurito il lavoro giornalistico;
• l’impatto che Internet sta avendo sulle dinamiche di produzione e diffusione della conoscenza scientifica è enorme ed è forse un po’ trascurato nel libro;
• un box sulle attività di formazione in comunicazione della scienza non ci sarebbe stato male, ma ammetto che sono di parte. Sono invece convinto che un capitolo sulla comunicazione del rischio potrebbe dare ulteriore valore aggiunto a una versione aggiornata del volume.

Nonostante queste osservazioni ribadisco che vale assolutamente la pena di leggere il libro e mi rendo perfettamente conto che non tutte le scelte su quali argomenti includere e come trattarli dipendono da chi scrive il testo.
Devo infine dichiarare un conflitto d’interessi non banale: gli autori mi conoscono bene, così come io conosco bene loro. La disclosure non è solo a favore della trasparenza. Mi serve anche a mettermi al riparo dalle reazioni alla lista di integrazioni e suggerimenti non richiesti. Silvia e Franz sanno insomma che sono un po’ pesante su queste cose e non me ne vorranno troppo (almeno spero).

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