I social media sono il presente della comunicazione della scienza

Immagine da Science. Photo Credit: Istockphoto.com

Lo scrive Mary Ann Giordano sul New York Times, lo confermano due sociologi su Science. Facebook e Twitter non sono il futuro della comunicazione della scienza: sono la realtà di tutti i giorni.
Giordano afferma che il 2012 è stato l’anno in cui social media e scienza si sono finalmente incontrati. E si sono piaciuti tanto, aggiungo io. I numeri di folllowers, tweet, visualizzazioni su You Tube sono da top ten mondiale. Tutto bene? La rete offre finalmente la possibilità di non predicare solo ai convertiti, annoso problema di tante iniziative di diffusione della cultura scientifica? No.
Spiegano bene il perché Dominique Brossard e Dietram A. Scheufele nella loro analisi su Science.
C’è una grossa carenza di ricerca su questi temi: sostanzialmente non sappiamo nulla dell’impatto di Internet – media sociali e motori di ricerca in particolare – sulla comunicazione della scienza.
Gli autori osservano, ad esempio, che le discussioni su tematiche scientifiche di rilevanza sociale sono fortemente influenzate da dinamiche comunicative specifiche del web 2.0. Il problema è che nessuno sa esattamente come.
C’è quindi molto da fare per i sociologi dei media interessati alla scienza. E speriamo che qualcuno di loro si metta di buona lena a lavorare perché credo che scienziati e giornalisti scientifici abbiano un gran bisogno dei loro risultati se non vogliono essere marginalizzati, ancor di più di quanto non lo siano adesso, nell’ecosistema digitale.

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I lettori del New York Times preferiscono la scienza

“Ti ho inviato una email con un articolo che mi sembra davvero impressionante: parla di meccanica quantistica”. Potrebbe recitare così il testo di un messaggio di posta elettronica di un lettore del New York Times che invita conoscenti, amici e parenti a condividere la lettura di un “pezzo” apparso sul quotidiano newyorkese. Secondo una ricerca dell’Università della Pennsylvania e riportata dal giornale lo scorso otto febbraio, il 30 per cento degli articoli suggeriti via mail ad altre persone tratta di scienza. Il motivo per condividere con altri la lettura è che gli argomenti scientifici suscitano ammirazione e reverenza. Perché? Perché se leggi una storia che fa cambiare il modo di vedere il mondo, lo vuoi condividere con altri, vuoi condividere con altri cosa significa. Vuoi fare dei proseliti e condividere il sentimento di ammirazione con loro. Tutto questo, secondo i ricercatori dell’Università della Pennsylvania ha a che fare con la scienza, almeno per i lettori del New York Times.

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