Scienza senza maiuscola – recensione

scienza-senza-maiuscola «Le condotte e le pratiche valide (sound) nella scienza e nella democrazia si fondano sui medesimi valori. Fedeltà alla ragione e all’argomentazione; trasparenza sui criteri di giudizio e decisione; apertura alle critiche; scetticismo rispetto a valori dominanti acriticamente accettati; volontà di dare spazio alle voci dissenzienti, valutandone la validità; disponibilità a riconoscere le incertezze; atteggiamento critico di fronte alle autorità indiscusse; attenzione ai problemi di legittimazione e giustizia; equità nella comunicazione: tutti questi fattori si applicano ugualmente alla scienza e alla democrazia». Così scriveva più di una decina di anni fa la studiosa di Harvard Sheila Jasanoff, tra le maggiori esperte internazionali di Science and Technology Studies, all’indomani del discorso inaugurale di Obama in cui l’allora neopresidente statunitense esprimeva la sua visione su quale fosse il “giusto posto della scienza” nella società americana.

Il motivo per cui mi è venuto in mente l’articolo di Jasanoff leggendo il libro di Daniela Ovadia e Fabio Turone, Scienza senza maiuscola, pubblicato di recente da Codice edizioni, è che entrambi i testi ci richiamano ai valori nella scienza. Più precisamente: la scienza valida deve rispettare dei valori, peraltro gli stessi di una democrazia degna di tal nome, secondo Jasanoff.

Per produrre buona conoscenza è in altre parole necessario essere inclusivi, ridurre le discriminazioni di genere e denunciare le molestie sessuali nei laboratori, dare il giusto riconoscimento agli autori di un paper? Nei tredici capitoli del loro volume, ciascuno intitolato a pratiche o comportamenti che dovrebbero guidare la condotta corretta di chi fa scienza, la risposta di Ovadia e Turone è sì, senza ombra di dubbio. Un primo motivo per leggere il libro è quindi quello di farci riflettere sul rapporto tra etica ed epistemologia.

Gli autori ricostruiscono casi clamorosi di frodi o comportamenti scorretti nella storia della scienza in cui tale relazione è stata ignorata o messa in discussione, come ad esempio le inoculazioni a un inconsapevole bambino di otto anni da parte del padre della vaccinazione, il medico inglese Edward Jenner alla fine del Settecento, o la famosa truffa paleontologica dell’Uomo di Piltdown, orchestrata nel 1912 e che ha richiesto quarant’anni per essere smascherata.

Ma è avvicinandoci ai giorni nostri che il discorso di Ovadia e Turone diventa ancora più saliente. La ricerca scientifica attuale non è affatto esente da disfunzioni allarmanti, anzi. Scienza senza maiuscola le mette in fila senza sconti. Ne emerge un quadro popolato da conflitti d’interesse, inefficienze della peer-review, diffusione di riviste predatorie o guidate dal marketing, studi inaccurati. Chi pensa che questo sia un attacco alla scienza secondo me però si sbaglia di grosso.

Il libro apre viceversa un varco su come realmente funziona oggi il sistema di produzione della conoscenza professionale fornendo ai lettori un’immagine molto meno oleografica di ricostruzioni che vanno ancora per la maggiore nel discorso pubblico. La scienza del 2021 ha dimensioni e caratteristiche difficili da paragonare anche solo a quelle di vent’anni fa, per numero di ricercatori, per cambiamenti profondi nella geopolitica della ricerca (si pensi al ruolo della Cina), per l’impatto della digitalizzazione.

Ovadia e Turone ci lanciano un avvertimento: andiamo a vedere cosa sta accadendo in un mondo nuovo e in grande trasformazione piuttosto che ancorarci a visioni parziali, chissà mai quanto veritiere, del passato. La mia impressione è che lo facciano proprio perché sono convinti che la scienza fatta bene, cioè eticamente sostenibile, sia un patrimonio prezioso da preservare. Ma la fiducia non è una cambiale in bianco. E forniscono così un esempio coraggioso di giornalismo scientifico investigativo, un altro motivo per leggere il libro.

Una terza ragione è che, nonostante i temi affrontati siano complessi e apparentemente per specialisti, gli autori li rendono accessibili e comprensibili grazie a uno stile di scrittura scorrevole, alla ricchezza di esempi e alla completezza dei temi trattati.

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