Recensioni – Reinventing Discovery, Michael Nielsen

Grazie a Internet e alla collaborazione on-line abbiamo l’opportunità di cambiare radicalmente il modo in cui la conoscenza è costruita. Si tratta di un’opportunità rivoluzionaria. Micheal Nielsen ne è convinto. Peccato che tra i più restii a cogliere la grande possibilità offerta dalla rete ci siano gli scienziati, proprio la comunità che ha dato un contributo indispensabile alla nascita del world wide web. E proprio in un periodo storico in cui la tendenza del resto della società è verso l’apertura e la collaborazione di massa.
Nielsen è un esperto di quantum computing e un grande sostenitore dell’open science. Ha scritto questo libro, almeno in parte, per esprimere la sua frustrazione nei confronti dei colleghi incapaci di vedere la portata dei cambiamenti possibili grazie alle tecnologie connettive e digitali. Esempi importanti di networked science ci sono già, ma gli ostacoli a mettere a disposizione liberamente i dati, contribuire a progetti wiki, commentare blog, a compiere, in altre parole, tutte quelle azioni che caratterizzano la scienza aperta auspicata da Nielsen, sono ancora molti. Il più importante è di ordine culturale.
Attualmente la prevalente forma di condivisione della conoscenza a cui gli scienziati danno valore, e a cui riconoscono un credito significativo per la carriera, è quella che si esprime nei paper pubblicati su riviste scientifiche accreditate. La rete allarga in modi impensabili le possibilità di collaborare e di estrarre informazioni significative dalla grande quantità di dati prodotti nei laboratori. Sfruttare questa opportunità significa non solo migliorare il modo in cui è fatta la ricerca, accelerando il tasso di produzione di tutte le scoperte, ma vuol dire anche modificare il ruolo della scienza nella società.
Gli scienziati, scrive Nielsen, devono riallineare gli interessi individuali con gli interessi pubblici. In questo momento prevale uno scollamento. Molti dei problemi che la moderna società globale deve affrontare (nucleare, bioterrorismo, pandemie, riscaldamento globale) sono problemi che comprendiamo scientificamente. Ci manca “qualcosa” per trasformare questa conoscenza in soluzioni reali. Secondo Nielsen gli strumenti online forniscono un’opportunità epocale per ridurre o addirittura annullare il divario.
Il libro di Nielsen è forse ingenuo a tratti. Gli esempi in cui l’autore si trova più a suo agio arrivano dal mondo degli scacchi o da quello dei cacciatori di comete e galassie. Le cose si fanno molto più complicate già se si passa alle scienze della vita. Per questo, in alcuni passaggi, hai un po’ la tentazione di bollare l’entusiasmo di Nielsen come fantasticherie di un nerd. Ma sarebbe un errore. Al di là di qualche semplificazione dovuto all’eccesso di passione, Reinventing Discovery ha il grande merito di delineare una prospettiva. Invita tutti noi, non solo gli scienziati, a coordinarci per costruire spazi e istituzioni per amplificare la circolazione delle idee più velocemente che in passato, e per contribuire, ciascuno con i propri desideri, competenze e aspettative, ma liberamente, alla produzione di conoscenza. La prospettiva è quella di un’intelligenza collettiva in grado di determinare innovazione sociale grazie al contributo sostenibile della conoscenza scientifica.

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Open access in prima pagina

Questa mattina in prima pagina su La Stampa c’è un articolo di Umberto Veronesi a favore dell’open access. Il punto di vista del famoso oncologo è corredato da un pezzo di Paolo Mastrolilli, nell’inserto TuttoScienze, che si sofferma sui limiti della peer-review, sugli interessi delle case editrici, sul potere delle elitè accademiche. Mastrolilli descrive anche alcune iniziative di successo alternative agli anacronismi delle riviste scientifiche classiche. La rete e le tecnologie digitali sono centrali nel lento superamento di consuetudini editoriali di lunga data a cui sono legati forti interessi economici e di politica accademica.
La questione si può guardare da molte prospettive. Un libro uscito da poco, Reinventing Discovery, è secondo me una chiara, accessibile e completa sintesi di come il mondo online sta modificando il processo di scoperta scientifica. E’ stato scritto da un gran sostenitore della filosofia dell’accesso aperto alla conoscenza scientifica. Rimando quindi a quella lettura per avere un quadro aggiornato dei temi discussi da Veronesi e Mastrolilli oggi su La Stampa.
A me interessa sottolineare alcune considerazioni più generali sulla comunicazione della scienza a partire da questo appello a favore dell’open access.
Mi sta a cuore dire che se precise problematiche comunicative della scienza vengono riprese in prima pagina su un quotidiano nazionale generalista, allora sono forse più importanti di quanto comunemente si creda.
Sembra ovvio, ma forse non lo è se si considera il ruolo tradizionalmente attribuito alla comunicazione nel processo di produzione della conoscenza scientifica. L’approccio usuale ritiene sostanzialmente che siano due attività nettamente distinte: la comunicazione tra esperti e soprattutto la comunicazione della scienza ai non-esperti non influenza la produzione di conoscenza e neanche le pratiche del lavoro scientifico.
La discussione sull’open access smentisce molto questi assunti: la comunicazione non è una mera conseguenza della conoscenza e non è possibile tracciare una netta linea di separazione fra produzione e comunicazione del sapere scientifico.
In altre parole, le questioni su come viaggia la conoscenza, a chi è resa disponibile e come si raggiunge accordo su di essa sono imprenscindibili nella produzione di conoscenza.
Se si adotta questa prospettiva l’impresa scientifica si presenta come una forma di azione comunicativa caratterizzata da specifici processi, immagini, interessi, linguaggi, attori in cui contano, eccome, la retorica, il potere, l’economia, la cultura, la politica.
Uno dei dispositivi comunicativi più innovativi ottimizzati dalla comunità scientifica è stato quello della peer-review. Anche grazie alla stabilizzazione di questo meccanismo nelle procedure editoriali la conoscenza scientifica è riuscita ad acquisire il grande credito sociale di cui gode. La peer-review è un’invenzione comunicativa di grande efficacia da cui deriva una parte importante del capitale fiduciario di cui godono i ricercatori da parte dei non-esperti.
Le discussioni sull’open access e le possibilità editoriali permesse dalla rete mettono spesso in discussione proprio il procedimento di revisione tra pari. Forse anche per questo, e non solo per motivi interni alla comunità accademica, la posta in gioco è grossa.

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Appunti per conferenze internazionali su comunicazione della scienza

immagine da appuntidigitali.it

Gli addetti ai lavori sanno bene che quest’anno a Firenze, dal 18 al 20 Aprile, si tiene Il XII Convegno Internazionale di Comunicazione Pubblica della Scienza e della Tecnologia (PCST). A giudicare dal numero delle proposte sembra che l’incontro abbia riacquistato un forte appeal. Nelle ultime edizioni il PCST aveva perso un po’ di smalto. Dai dati forniti sul sito della conferenza i segni dell’inversione di tendenza: quasi 900 autori provenienti dai cinque continenti con circa 500 richieste di partecipazione. Con queste premesse il programma potrebbe essere davvero interessante. Speriamo.
Intanto in questi giorni in rete circola un’altra call for proposal per un’altra conferenza internazionale sulla comunicazione della scienza (JHC 2012) che si svolgerà a Nancy, in Francia, dal 3 al 7 Settembre.
Non c’è che dire, chi è interessato a questi argomenti nel 2012 ne può fare una scorpacciata. Il tema della conferenza francese è Science Communication: International Perspectives, Issues and Strategies. La scadenza per inviare le proposte è il 10 Febbraio. Gli organizzatori sono interessati, tra l’altro, a come i media digitali trasformano il rapporto tra produttori e destinatari della conoscenza.
Proprio in questi giorni ho ricevuto un libro che mi sembra molto completo da questo punto di vista. Il volume affronta la questione di come il mondo online sta modificando radicalmente il processo della scoperta scientifica. Il titolo è Reinventing Discovery ed è stato scritto da Michael Nielsen, pioniere del quantum computing, saggista e forte sostenitore del movimento open access.
Sul tema delle prospettive internazionali in comunicazione della scienza, sempre a ridosso di Natale, mi hanno spedito invece una raccolta di saggi dal titolo Constructing Culture of Science. Communication of Science in India and China.
Ho solo sfogliato entrambi i libri. Mi riprometto di leggerli al più presto, anche in vista delle conferenze internazionali di cui ho fatto cenno sopra. Credo siano letture utili in generale per chi si occupa di questi temi.

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