I social media sono il presente della comunicazione della scienza

Immagine da Science. Photo Credit: Istockphoto.com

Lo scrive Mary Ann Giordano sul New York Times, lo confermano due sociologi su Science. Facebook e Twitter non sono il futuro della comunicazione della scienza: sono la realtà di tutti i giorni.
Giordano afferma che il 2012 è stato l’anno in cui social media e scienza si sono finalmente incontrati. E si sono piaciuti tanto, aggiungo io. I numeri di folllowers, tweet, visualizzazioni su You Tube sono da top ten mondiale. Tutto bene? La rete offre finalmente la possibilità di non predicare solo ai convertiti, annoso problema di tante iniziative di diffusione della cultura scientifica? No.
Spiegano bene il perché Dominique Brossard e Dietram A. Scheufele nella loro analisi su Science.
C’è una grossa carenza di ricerca su questi temi: sostanzialmente non sappiamo nulla dell’impatto di Internet – media sociali e motori di ricerca in particolare – sulla comunicazione della scienza.
Gli autori osservano, ad esempio, che le discussioni su tematiche scientifiche di rilevanza sociale sono fortemente influenzate da dinamiche comunicative specifiche del web 2.0. Il problema è che nessuno sa esattamente come.
C’è quindi molto da fare per i sociologi dei media interessati alla scienza. E speriamo che qualcuno di loro si metta di buona lena a lavorare perché credo che scienziati e giornalisti scientifici abbiano un gran bisogno dei loro risultati se non vogliono essere marginalizzati, ancor di più di quanto non lo siano adesso, nell’ecosistema digitale.

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Tempo, social media e giornalisti scientifici

Sembra che la scorsa settimana, al meeting annuale dei giornalisti scientifici americani, si siano riuniti alcuni tra i maggiori science writer in circolazione addicted ai social network. Hanno discusso dell’impatto di twitter, facebook, Google+ sulla loro professione, sulle loro vite private e sul sonno. Cristine Russel ha scritto un resoconto divertente dell’incontro sul CRJ. Non credo ci sia uno specifico per il giornalismo scientifico. Le testimonianze sono interessanti in generale perché danno un contributo alla comprensione del “funzionamento” e dell’evoluzione dei produttori di contenuti e di informazione contemporanei. Tra errori, rettifiche, entusiasmi esagerati, ansie da prestazione, la sensazione è che stanno/stiamo partecipando alla ricerca di una nuova prospettiva di senso, professionale e personale, al tempo di vita. E’ una sfida epocale in cui spesso si corre il rischio di perdersi. Ma, come emerge dalle parole di questi giornalisti scientifici, piano piano si trova un metodo, si stabilisce una dieta, si capisce come fare meglio di prima il proprio lavoro, come essere più presenti alle persone con cui vogliamo mantenere relazioni significative, come diventare più attrezzati nella ricerca e nella produzione di informazioni sensate per le nostre agende pubbliche e private. Se si adotta questa prospettiva la rete può essere uno straordinario aiuto alla ricerca della nostra autenticità, a costruire una personalità autonoma e consapevole, a renderci più liberi, e non solo professionalmente.

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