Lo stato del giornalismo scientifico in UK

Si discute da un po’ della “crisi” o del futuro del giornalismo scientifico. L’argomento è stato oggetto di dibattito alla conferenza internazionale dei giornalisti scientifici tenutasi a Londra lo scorso luglio del 2009. Oltre agli scenari e alle discussioni teoriche arrivano finalmente anche un po’ di ricerche empiriche. I due studiosi Andy Williams e Sadie Clifford della Cardiff University School of Journalism, Media and Cultural Studies hanno pubblicato il report Mapping the Field: Specialist science news journalism in the UK national media. La ricerca si è basata su circa 100 interviste a giornalisti scientifici, medici, ambientali e tecnologici e direttori di importanti testate.
Tra i risultati principali:

1. La riduzione di posti per giornalisti scientifici inizia nel 2005. Tra il 1989 e il 2005 il numero dei giornalisti specializzati in scienza, ambiente e salute è in realtà aumentato.

2. I giornalisti scientifici godono di ottima considerazione nelle newsroom.

3. Il carico di lavoro per i giornalisti scientifici è cresciuto significativemente negli ultimi anni perché le redazioni hanno tagliato.

4. Non c’è più tempo per il lavoro giornalistico indipendente (problema del pack journalism).

5. Non c’è più tempo per fare le verifiche dell’attendibilità delle fonti.

6. E’ aumentato in modo cruciale il ruolo degli addetti alle pubbliche relazioni nell’informazione scientifica.

7. Gli intervistati non pensano che il giornalismo scientifico sia particolarmente minacciato. Più della metà non crede che dieci anni fa ci fossero più giornalisti scientifici che adesso in Gran Bretagna.

Conclusioni (non molto originali: “the
ability of specialist journalists to produce independent news of a high quality is inseparably linked to the ability (or willingness) of news organisations to adequately resource their newsgathering activities”

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