Recensione – Medici che uccidono

Si è già parlato e scritto molto di Ausmerzen, il monologo di Marco Paolini mandato in onda quasi due anni fa da La7 sul programma di eugenetica nazista conosciuto come Aktion T4. Dopo il successo dello spettacolo televisivo, Paolini si è immerso nella scrittura per trasformare in un libro la storia di come sono stati “uccisi e passati per il camino circa trecentomila esseri umani classificati come ‘vite indegne di essere vissute’ “. Presenterò il volume, pubblicato da Einaudi qualche mese fa, questo pomeriggio alle 17 al Teatro Miela di Trieste, nell’ambito di una serie di iniziative organizzate dal Comune di Trieste e dalla Conferenza Permanente per la Salute Mentale Franco Basaglia. Oltre all’autore, ci sarà la presenza del dott. Franco Rotelli, curatore dell’evento. Paolini e Rotelli ci descriveranno come sia stata possibile l’uccisione, negli anni della seconda guerra mondiale, di circa trecentomila persone, tra disabili, ritardati, internati in manicomio, sia adulti che bambini. I due cercheranno di farci capire la genesi e gli sviluppi di quella che può essere considerata una prova generale, in grande stile, della “soluzione finale”.
Si possono rintracciare tante spiegazioni per decifrare questa storia, tanto agghiacciante quanto poco conosciuta: il perverso connubio tra potere e pseudoscienze di matrice razzista, lo spirito del tempo, la crisi economica con scelte radicali e disumane sui tagli possibili all’assistenza ai più indifesi e tante altre motivazioni, che intrecciano ragioni geopolitiche, scientifiche e sociali con i deliri del potere nazista.
Ma c’è un aspetto che mi ha colpito più di tutti: come è possibile che medici e psichiatri si siano prestati con tanta disinvoltura a questa mattanza? Com’è possibile che persone formate per curare altre persone si siano trasformate, in poco tempo, in lucidi, sistematici e ferali amministratori di vite indegne di essere vissute? Non voglio esprimere facili condanne sugli individui. Voglio porre questa domanda perché secondo me, se capiamo cosa è successo a chi doveva agire come medico e si è trasformato in un carnefice, capiamo cosa può succedere a tutti noi. E forse ci dotiamo di qualche antidoto perché non accada più. Ma la risposta non è facile. A mio parere è, lo ripeto, uno degli aspetti più inquietanti dello sterminio di massa Aktion T4. Perché, come dice il dottor Michael von Cranach nel libro di Paolini a proposito della responsabilità dei medici in questa storia: “Non si sente nessuna pietà, nessuna intenzione di voler aiutare (anche se con metodi sbagliati) questi pazienti. Deve essersi aggiunto qualcos’altro. E quando si cerca di capire cos’è questo qualcos’altro ci si imbatte ancora in qualcosa di molto oscuro (pg.76).”

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Quando l’Italia primeggiava nell’eccellenza scientifica

Ieri pomeriggio ho presentato il libro Il Miracolo Scippato di Marco Pivato. C’è stata una discussione interessante. Secondo Marco le ragioni della fine delle esperienze di eccellenza scientifica italiane negli anni ’60 vanno ricercate nella geopolitica e nella politica, nella guerra fredda e nelle lotte intestine dei partiti, che riflettevano un paese diviso, incapace di sostenere i valori laici della scienza, sostanzialmente conservatore. Da quel momento in poi la ricerca in Italia non si è più ripresa, fino ad arrivare alla situazione attuale, caratterizzata da condizioni strutturali non dissimili da quelle che hanno impedito circa quarant’anni fa di consolidare le imprese di Olivetti, Marotta, Mattei e Ippolito, i quattro casi analizzati ne Il Miracolo Scippato.
Qualcuno ha fatto notare che in realtà l’Italia del boom economico è stata capace di grandi riforme e che la spiegazione geopolitica non è sufficiente. L’analfabetismo scientifico, tanto della popolazione in generale quanto soprattutto della classe politica e imprenditoriale, completerebbe il quadro. Quest’ultima parte mi convince di meno. Non c’è nessuna relazione causale dimostrata tra i soldi spesi in ricerca scientifica e il grado di conoscenza scientifica e tecnologica dei non-esperti.

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